Se l'EDUCATORE è CONTENTO allora ...

Se l'educatore è contento
lavora con maggior entusiasmo.


Se è entusiasta
si lascia "illuminare" dagli spunti del contesto.


Se si lascia "illuminare" dagli spunti del contesto
riuscirà a far leva su elementi modificatori.


Se farà leva su elementi modificatori

probabilmente il risultato finale
non corrisponderà alle ipotesi iniziali

ma risulterà


diverso .......
NUOVO!!!!!!!!!!!!
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"...non si impara dalla tecnologia, come non si impara dall'insegnante. Si impara attraverso il pensiero: pensando a cosa si sta facendo o alle cose in cui si crede, a cosa altri hanno fatto o sulle cose in cui altri credono, pensando al processo che il pensiero svolge. Il pensiero media l'apprendimento. L'apprendimento è il risultato del pensiero". (D. Jonassen - professore di Instructional Systems alla Pennylvania State Universisty, 2005)





lunedì 3 dicembre 2012

riferimenti sul numero votanti in Italia

http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2011_in_Italia

I referendum abrogativi del 2011 si sono tenuti in Italia il 12 e 13 giugno 2011.[1]
L'elettore ha avuto la facoltà di votare per uno o alcuni dei quesiti referendari. Affinché ciascuno dei quattro referendum fosse valido, era richiesta la partecipazione al voto, per il rispettivo quesito, del 50% più uno degli aventi diritto. Con la maggioranza di SÌ sono state abrogate le norme sottoposte a referendum. Se avesse ottenuto la maggioranza il NO, sarebbero rimaste in vigore le norme oggetto del quesito.
Gli elettori chiamati al voto erano 47.118.352 (22.604.349 di sesso maschile e 24.514.003 di sesso femminile), più 3.300.496 elettori residenti all'estero. Il quorum da raggiungere per la validità della consultazione era del 50% più uno degli aventi diritto, cioè 25.209.425 elettori, quorum poi raggiunto con il totale del: 54,81% (primo quesito), 54,82% (secondo quesito), 54,79% (terzo quesito), 54,78% (quarto quesito) dei residenti in Italia e dei residenti all'estero.[1]

(Da Wikipedia)

Con 60.626.442 di abitanti (al 1º gennaio 2011)[1], l'Italia è il quarto paese dell'Unione europea per popolazione (dopo Germania, Francia e Regno Unito) ed il 23º al mondo. Il Paese ha, inoltre, una densità demografica di 200,03 persone per chilometro quadrato, più alta della media europea.[2]
All'indomani dell'Unità, la popolazione italiana ammontava a poco più di 22 milioni. La crescita della popolazione fu abbastanza lenta negli ultimi decenni dell'Ottocento anche a causa dell'elevato numero di persone che emigravano all'estero. Nel Novecento, fino agli anni settanta l'aumento demografico fu invece più sostenuto e, a differenza della Francia, le perdite umane delle due Guerre mondiali non incisero molto. La popolazione italiana, tuttavia, è rimasta sostanzialmente invariata tra il 1981 e il 2001 (crescita zero), per poi riprendere ad aumentare nel primo decennio del III millennio, soprattutto per via dell'immigrazione.
Secondo le ultime rilevazioni dell'ISTAT al 1 gennaio 2011 i giovani fino a 14 anni di età sono 35.000 in più rispetto all'anno passato e rappresentano il 14% del totale. Le persone con oltre 65 anni d'età risultano in aumento di 95.000 unità e ormai rappresentano 1/5 della popolazione.[3] Anche i cittadini stranieri sono in costante aumento e costituiscono il 7,5% del totale[4]. Sotto il profilo demografico l'Italia si conferma uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo; nel 2011 il numero medio di nascite per donna è stimato a 1,42, di poco superiore all'1,41 del 2010. La fecondità è dunque in una fase di assestamento. Si mantiene superiore a quella della metà degli anni '90, in cui si toccarono i minimi storici, ma ancora non ha raggiunto il livello considerato ottimale per una popolazione, ovvero il livello di sostituzione delle coppie, pari a circa 2,1 figli per donna.

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