Se l'EDUCATORE è CONTENTO allora ...

Se l'educatore è contento
lavora con maggior entusiasmo.


Se è entusiasta
si lascia "illuminare" dagli spunti del contesto.


Se si lascia "illuminare" dagli spunti del contesto
riuscirà a far leva su elementi modificatori.


Se farà leva su elementi modificatori

probabilmente il risultato finale
non corrisponderà alle ipotesi iniziali

ma risulterà


diverso .......
NUOVO!!!!!!!!!!!!
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"...non si impara dalla tecnologia, come non si impara dall'insegnante. Si impara attraverso il pensiero: pensando a cosa si sta facendo o alle cose in cui si crede, a cosa altri hanno fatto o sulle cose in cui altri credono, pensando al processo che il pensiero svolge. Il pensiero media l'apprendimento. L'apprendimento è il risultato del pensiero". (D. Jonassen - professore di Instructional Systems alla Pennylvania State Universisty, 2005)





lunedì 14 febbraio 2011

IL "BURN OUT" IN PILLOLE!!!!

Ciao.

Allora, vediamo se riesco a trovare le parole più esplicative.

Nell'affrontare l'argomento sul mio blog passo dopo passo si è
sviluppato il desiderio che queste nuove tecnologie potessero fungere da supporto nell'apprendere una modalità lavorativa, soprattutto nelle professioni di aiuto, che potesse rivelarsi gratificante oltreché per, nel nostro  caso, l'educando anche per l'educatore.

Ho iniziato affrontando prima di tutto un rischio molto pregnante per chi opera in questo campo.

Dopo aver affrontato il "limite" mi piacerebbe farlo divenire "risorsa".

Molto spesso, mi sono accorta che solo una serena accettazione dei nostri limiti può aiutarci a creare anche tutta una serie di risorse per essere "contenti" delle nostre azioni. Vediamo se ci riuscirò.....

Intanto vi offro "in pillole" una sintesi di quanto sono "spiluccare" un po' qua ed un po' là......

Vi chiederete perché vi propongo questo argomento ....
...... perché ci sono passata e so quanto male mi ha fatto.
...... Mi piacerebbe che la mia esperienza potesse divenire "nuova linfa" per nutrire "nuovi germogli"!!!

La malattia, definita sindrome di "burn out", consiste in un esaurimento delle emozioni e in una riduzione della capacità professionali che si esprime in una costellazione di sintomi: somatizzazioni, apatia, eccessiva stanchezza, risentimento, propensione agli incidenti.
Intorno alla metà degli anni settanta è passato a indicare una sindrome tipica delle professioni di aiuto, caratterizzata da un distacco emotivo rispetto agli assistiti e dalla perdita di interesse per il proprio lavoro. Vi si distinguono quattro fasi:
· la fase dell'entusiasmo idealistico e delle nobili aspirazioni;
· la fase dello stress lavorativo, in cui si avverte un progressivo squilibrio tra richieste e risorse;
· la fase di esaurimento, in cui si comincia a pensare di non aiutare realmente nessuno, e in cui compare la tensione emotiva, l'irritabilità, l'ansia;
· la fase della conclusione difensiva o dell'alienazione, con totale disinvestimento emotivo nel lavoro, apatia, rigidità e cinismo.

Inoltre sono stati individuati tratti caratteriali che predispongono al burn out:
· l'ansia nevrotica, propria di quelle persone che si pongono mete eccessive e che si puniscono se non le raggiungono;
· uno stile di vita attivo, competitivo, in lotta contro il tempo;
· la rigidità, cioè l'incapacità di adattarsi alle richieste sempre mutevoli dell'ambiente esterno;
· l'introversione.

Sintomi fisici
· malessere generale
· disturbi del sonno
· disturbi gastrointestinali
· perdita di peso
· frequente mal di testa
· difficoltà sessuali

Sintomi comportamentali
· impazienza eccessiva
· impulsività
· irritabilità e aggressività
· abuso di psicofarmaci e di alcol
· conflitti in famiglia e con il partner

Sintomi cognitivo-affettivi
· distacco emotivo dai malati, non disponibilità verso i loro familiari (evitamento delle relazioni, delle visite, delle telefonate)
· rigidità intellettuale, utilizzo di un modello lavorativo stereotipato con procedure standardizzate
· negativismo, atteggiamento critico verso i colleghi
· mancanza di entusiasmo nel lavoro e fuori dal lavoro
· cinismo
· depressione

E’ stato anche presentato un disegno di legge alla fine del 1998 dal senatore verde Athos De Luca per il riconoscimento degli effetti collaterali di alcune professioni psicologicamente e fisicamente usuranti. “Ci sono tutti, medici, psicologi, assistenti sociali, anche professioni cioè in cui il burn out è stato poco descritto. Tuttavia , viene fatto da molti notare, sono del tutto discutibili i benefici previsti dal disegno di legge: invece che strategie di prevenzione o di cura, si propone l'agevolazione della pensione anticipata, quando è noto che andare in pensione può solo peggiorare uno stato psicologico già deteriorato».

E’ importante riconoscere le prime avvisaglie, in modo da
intervenire prima che compaiano anche i sintomi fisici e prima che il malessere si ripercuota sulla vita familiare e sessuale.
Esiste per questo una scala di valutazione, ideata e validata da Christina Maslach, psicologa dell'Università di Berkeley in California, che permette di identificare il burn out sul nascere. Studi recenti hanno inoltre individuato alcune strategie di cura.
Quelle individuali comprendono le tecniche di rilassamento e la psicoterapia. E' utile anche favorire alcuni meccanismi di difesa, come il saper ricordare che la vita è altrove, fuori dall'ospedale e dall'ambiente lavorativo. A questo scopo è importante praticare sport e coltivare hobby.

Esistono poi strategie organizzative e di gruppo. Un ambiente lavorativo gratificante dal punto di vista umano allontana il burn out, così come la condivisione con i colleghi del senso di frustrazione e dell'angoscia. Ed è importante che nell'organizzazione del lavoro si eviti di caricare la singola persona, così come di creare conflitti di ruolo. Gli obiettivi devono infine essere ben definiti. Se la guarigione non è possibile, lo scopo deve diventare trovare dei palliativi: e questi, se ben condotti, devono essere considerati un successo.

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